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Archeologia

Viviamo al tempo degli antichi Romani

Ecomomia rurale

La villa nasce per essere autosufficiente producendo ciò che era indispensabile per la vita dei suoi abitanti. Quando si verificava una sovrapproduzione (olio, vino, ...), l'eccedenza era destinata al commercio.

Il paesaggio agricolo locale era caratterizzato dalla presenza dei cereali (grano, mais, farro, orzo?), poiché costituivano l'alimento base per il pane e per molte zuppe; non potevano mancare i vigneti, con uva utilizzata sia per il pasto sia per produrre il vino, e gli uliveti i cui frutti venivano consumati sulla tavola integri o sotto forma di olio dopo essere stati schiacciati nei frantoi.

Ad essi si aggiungevano le verdure quali ravanelli, cavoli, carote e fagioli.

Anche la frutta faceva parte della dieta quotidiana e i ritrovamenti ci confermano la presenza di pesche, mele, pere ...

Attività principali del calendario agricolo

GENNAIO

Si potano le viti e se ne rinforzano i sostegni. Gli alberi da frutto vengono innestati. In questo periodo gli unici alimenti per i buoi sono le ghiande, l'edera e la paglia salata.

FEBBRAIO

Le viti entrano in vegetazione. Vengono diradati i germogli mentre gli ortaggi coltivati tra i filari vengono liberati dalle erbe infestanti.

MARZO

Si procede alla prima aratura dei campi messi a riposo nonché all'innesto degli olivi.

APRILE

Si tosano le pecore preferibilmente, secondo lo scrittore Varrone (116 a.C. - 27 a.C.) con la luna calante quando inizia il caldo. La lana, che è un po' untuosa, risulta così soffice e facile da maneggiare.

MAGGIO

Si procede ai riti propiziatori dei favori del dio Marte. Un bue, un montone e un maiale, dopo essere stati portati in processione attraverso i campi, vengono sacrificati.

GIUGNO

La raccolta del fieno garantisce una buona scorta di foraggio nei mesi a venire.

LUGLIO

Si miete il grano che, raccolto in covoni, viene portato alla villa. La paglia bruciata sul posto arricchisce il terreno.

AGOSTO

La trebbiatura. Il grano viene sparso sull'aia e fatto calpestare dagli animali in modo che i chicchi si separino dalla pula.

SETTEMBRE

È tempo di vendemmia. Tagliati i grappoli, si portano al pigiatoio in cesti di giunco, per essere poi spremuti dai piedi nudi dei calcatores. Ciò che rimane viene torchiato a sua volta per ricavare un vino di qualità, però, scadente.

OTTOBRE

Si pensa già al futuro raccolto. Tra le piante da frutto spesso vengono seminati frumento e orzo. Una volta sparse le sementi, vengono poi ricoperte con la terra.

NOVEMBRE

È il mese della raccolta delle olive avendo cura di non ammaccarle. I rami fuori portata vengono battuti con canne facendo così cadere i frutti sui teli stesi per terra.

DICEMBRE

È giunto il momento di uccidere il maiale. La sua carne sfamerà gli abitanti della villa durante tutto l'inverno.

L'allevamento

Era una pratica diffusa nella zona sia per fornire una forza-lavoro sia come risorsa alimentare.

Buoi e cavalli erano, quindi, importanti per l'agricoltura e per il trasporto di persone o cose. Ma l'animale maggiormente presente era la pecora perché da essa si ricavava latte e carne per l'alimentazione, lana per l'abbigliamento.

Tra i reperti ossei individuati in quantità negli scavi archeologici della zona si sono trovati anche gli scheletri del maiale, ad indicare che anch'esso era utilizzato per l'allevamento; la sua carne, infatti, era a quel tempo molto apprezzata dai romani.

Venivano allevate con cura anche galline e oche, importanti più per la produzione di uova che per la carne.

La caccia

Tra le attività svolte in campagna c'era, inoltre, la caccia, pratica antichissima in Italia per arricchire la tavola o per proteggere le greggi. Come forma di divertimento dei liberi sembra, invece, sia stata introdotta nel mondo romano dai Greci solo nel II secolo a.C.

L'abbigliamento indossato per tale attività era all'insegna della praticità: tuniche succinte (aliculae), gambe protette da alti gambali (crepîdes) o da mollettiere (fasciae crurales) e spesso un cappello molto aderente (galërus) che difendeva la testa dal sole.

Le armi da caccia erano la fionda (funda), due tipi di giavellotti per colpire a distanza (iacula, lanceae), il coltellaccio (culter venatorius). Solo per affrontare il cinghiale, o qualsiasi belva inferocita, veniva usato il venabulum, un lungo e robusto manico di legno con all'estremità un ferro largo, lungo e affilato munito alla base di due punte pure in ferro che servivano a trattenere ad una certa distanza dal cacciatore l'animale ferito. Completavano il “corredo” le reti che venivano usate sia per sbarrare il passo agli animali in fuga sia per impigliarli nelle maglie.

Allora come oggi, compagno dell'uomo nella caccia era il cane, allevato fin da cucciolo per scovare, grazie al fiuto, le tane degli animali ed inseguirli durante la fuga.

Cervi, cinghiali, lepri e selvaggina di penna (animali presenti nella zona) perdevano spesso la vita, vittime della forza e anche della furbizia dell'uomo.

 

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