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Archeologia

Viviamo al tempo degli antichi Romani

La villa e i suoi abitanti

Abbigliamento maschile

TUNICA

Era l'abito ufficiale costituito da due pezzi di stoffa di lana cuciti insieme: quello anteriore arrivava sotto le ginocchia, quello posteriore ai polpacci ed era contrario al buon costume che fosse più lungo del dovuto.

La tunica veniva, inoltre, tenuta in vita da una cintura che doveva essere sempre portata se non si voleva apparire discincti.

Le maniche, dapprima corte, solo dal III secolo d.C. si allungano fino ai polsi.

Le tuniche decorate con il clavus (striscia color porpora) indicavano, a seconda dello spessore, l'appartenenza all'ordine dei senatori o dei cavalieri.

TOGA

Abito indossato in ambito ufficiale (magistrati, uomini politici, sacerdoti) e in ogni caso a Roma da chiunque non volesse passare per uno schiavo o un bracciante.

Era di stoffa pesante di lana bianca, tagliata a forma di ellisse disposta poi a pieghe; indossarla sembra fosse un'operazione abbastanza complicata.

Solitamente priva di ornamenti, era fregiata di una balza porpora, la praetexta, quando ad indossarla erano i magistrati, i sommi sacerdoti e i fanciulli (che solo al compimento del diciassettesimo anno potevano portare la toga pura).

MANTELLO

Si raggruppano qui vari tipi di indumenti che di solito si utilizzavano sopra la toga, ma che con l'andare del tempo la sostituirono, vista la loro praticità.

Si ricordano quindi il pallium, una forma di toga semplificata; la lacerna, una mantellina originariamente di uso militare ma adottata poi in ambito civile in vari colori anche vivacissimi; la paenula, indossata passando la testa attraverso un'apertura centrale; la laena, una mantellina rotonda di stoffa pesante.

Ricordiamo ancora la caracalla, lunga fino ai piedi e con cappuccio, diventata famosa per aver dato il soprannome a Bassiano Marco Aurelio Antonino che ne fece grande uso.

CALCEI, SANDALI

I calcei erano la calzatura usata dai cittadini romani; ve n'erano di tipo comune in pelle, colorati di rosso se portati dai patrizi (calceus patricius) o di nero se indossati dai senatori (calceus senatorius).

In privato si infilavano ai piedi i sandali (solae, sandalia), realizzati con semplici striscioline di cuoio ed erano utilizzati anche quando si riceveva un invito ad intrattenersi in casa altrui per delle ore (ad esempio per un banchetto).

Di minore uso erano i socci (ciabattine), il pero (pelle non conciata avvolta intorno al piede), la caliga (sandalo militare), la sculponea (zoccolo usato da schiavi e contadini).

ORNAMENTI

Unici ornamento maschile erano la fibula e l'anello.

Quest'ultimo serviva, durante il periodo repubblicano, come sigillo e veniva portato all'anulare della mano sinistra. La sua impronta corrispondeva alla attuale firma.

Durante il periodo imperiale si aggiunsero molti altri anelli con incastonate pietre preziose di grandissimo valore.

Abbigliamento femminile

TUNICA

Sulla pelle le Romane portavano una sorta di camicia di lino (tunica interior, subucula); sotto o sopra, una fascia per sostenere il petto (fascia pectoralis).

STOLA

Era indossata dalle matrone sopra la tunica ed era una veste lunga sino ai piedi, stretta alla vita da una cintura; gli scrittori antichi affermano, inoltre, che all'orlo estremo era cucita una balza porpora, ma non si hanno testimonianze materiali in merito.

SOPRAVVESTE

Nei primi secoli dell'età repubblicana si usava il ricinium, un mantello quadrato che copriva le spalle e forse il capo.

Fu poi sostituito dalla palla, un abito molto più ampio utilizzato in pubblico dalle signore per coprirsi anche il capo, quale testimonianza della loro dignità matronale.

I cappellini erano, infatti, sconosciuti, così le fanciulle andavano a capo scoperto.

Altri oggetti di uso femminile erano la borsetta, il ventaglio e l'ombrellino da sole.

CALCEI, SANDALI, CIABATTINE

Erano come quelli maschili, con l'unica differenza di essere realizzati con pellami più morbidi, colori più vivaci e arricchiti di guarnizioni talvolta preziose (ad esempio perle).

ORNAMENTI

Sono giunti fino ai giorni nostri una notevole varietà di gioielli ed elementi decorativi dell'abbigliamento femminile: anelli finemente lavorati (con gemme recanti incise formule di buon augurio), fibbie (fibulae), aghi crinali (acus crinales o comatoriae), orecchini (inaures), braccialetti (armillae), collane (monilia), cavigliere ad anello, ...

Venivano indossati in gran quantità tanto da indurre Seneca a scrivere che le signore romane portavano addosso “dei patrimoni”.

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